TUNISI 2012. Per le strade di Tunisi oggi non si vede niente dipinto di viola. Il viola, nella Tunisia del dopo Ben Alì, non è più tollerato. Era il colore di Laila, l'odiatissima moglie del dittatore, e oggi nessuno può più vederlo. Tutto quello che era stato dipinto di quel colore durante gli anni della dittatura è stato riverniciato. Il cancello della zona a luci rosse della capitale, costruito nei giorni successivi alla rivoluzione, è stato dipinto di blu. Negli ultimi mesi il ghetto, che negli anni della dittatura era un rifugio sicuro per le prostitute del Paese, ha subito attacchi e minacce da parte dei salafiti e degli integralisti islamici.

TUNISI 2012. Per le strade di Tunisi oggi non si vede niente dipinto di viola. Il viola, nella Tunisia del dopo Ben Alì, non è più tollerato. Era il colore di Laila, l'odiatissima moglie del dittatore, e oggi nessuno può più vederlo. Tutto quello che era stato dipinto di quel colore durante gli anni della dittatura è stato riverniciato. Il cancello della zona a luci rosse della capitale, costruito nei giorni successivi alla rivoluzione, è stato dipinto di blu. Negli ultimi mesi il ghetto, che negli anni della dittatura era un rifugio sicuro per le prostitute del Paese, ha subito attacchi e minacce da parte dei salafiti e degli integralisti islamici.

 Dieci dinari, il corrispettivo di cinque euro. Sei dinari vanno nelle tasche di Sonia e quattro in quelle della prostituta. "Questa è una vera e propria attività, ho diversi dipendenti stipendiati, che hanno diritto alle ferie e ai giorni di permesso. Io pago anche la donna delle pulizie, la cuoca e una dipendente che mi aiuta nella gestione" spiega Sonia. Sucrìn, uno dei suoi impiegati, è un travestito. Per Sonia fa piccole commissioni e lavoretti. Come nella gran parte dei paesi islamici, anche in Tunisia la sodomia è punita duramente e i travestiti non si prostituiscono, ma trovano piccoli impieghi nel settore della prostituzione.

Dieci dinari, il corrispettivo di cinque euro. Sei dinari vanno nelle tasche di Sonia e quattro in quelle della prostituta. "Questa è una vera e propria attività, ho diversi dipendenti stipendiati, che hanno diritto alle ferie e ai giorni di permesso. Io pago anche la donna delle pulizie, la cuoca e una dipendente che mi aiuta nella gestione" spiega Sonia. Sucrìn, uno dei suoi impiegati, è un travestito. Per Sonia fa piccole commissioni e lavoretti. Come nella gran parte dei paesi islamici, anche in Tunisia la sodomia è punita duramente e i travestiti non si prostituiscono, ma trovano piccoli impieghi nel settore della prostituzione.

 "Sucrìn è molto bravo e affidabile" continua Sonia "io mi sono sempre trovata bene con i travestiti. Di certo, non si prostituiscono. A prostituirsi sono solo donne, ragazze single o separate".  I clienti sono tantissimi, per lo più facce sbarbate di ragazzi poco più che maggiorenni. Aspettano il loro turno in una sala d'attesa, fumando sigarette e scambiandosi sguardi impazienti. Poi si apre la porta e la ragazza di turno fa loro cenno di entrare. "Gli uomini tunisini preferiscono le bionde, questo è chiaro. Così come è evidente che gli italiani hanno una passione per le more" scherza Sonia.

"Sucrìn è molto bravo e affidabile" continua Sonia "io mi sono sempre trovata bene con i travestiti. Di certo, non si prostituiscono. A prostituirsi sono solo donne, ragazze single o separate".
I clienti sono tantissimi, per lo più facce sbarbate di ragazzi poco più che maggiorenni. Aspettano il loro turno in una sala d'attesa, fumando sigarette e scambiandosi sguardi impazienti. Poi si apre la porta e la ragazza di turno fa loro cenno di entrare. "Gli uomini tunisini preferiscono le bionde, questo è chiaro. Così come è evidente che gli italiani hanno una passione per le more" scherza Sonia.

 Le sue ragazze fanno le analisi del sangue ogni mese e il loro libretto sanitario è soggetto a controlli periodici della polizia. Retaggio dell'epoca di Ben Alì, che ci teneva a proteggere la categoria. Si racconta che un giorno una delle prostitute più care al dittatore si trovava alla guida di un'automobile, fermata dalla polizia per eccesso di velocità, la donna chiamò subito il presidente Ben Alì con il suo cellulare. Il giorno dopo fu emanata una legge che impediva alle donne che guidavano sole di essere fermate dalle forze dell'ordine.

Le sue ragazze fanno le analisi del sangue ogni mese e il loro libretto sanitario è soggetto a controlli periodici della polizia. Retaggio dell'epoca di Ben Alì, che ci teneva a proteggere la categoria. Si racconta che un giorno una delle prostitute più care al dittatore si trovava alla guida di un'automobile, fermata dalla polizia per eccesso di velocità, la donna chiamò subito il presidente Ben Alì con il suo cellulare. Il giorno dopo fu emanata una legge che impediva alle donne che guidavano sole di essere fermate dalle forze dell'ordine.

 Il partito che oggi governa la Tunisia, Ennhada, è noto al popolo tunisino da molti anni. Venticinque anni fa, durante il periodo di transizione tra il presidente Burguiba e Ben Alì, i militanti di Ennhada erano conosciuti per gettare l'acido sui volti delle donne che non indossavano il velo. Negli anni della dittatura il partito, divenuto clandestino, ha continuato a riunirsi di nascosto nelle moschee e nei luoghi di culto. Oggi Ennhada si dichiara moderato, predicando l'importanza di indossare il velo e l'obbligo religioso di astenersi dall'alcool, ma lasciando al paese la libertà di scegliere.

Il partito che oggi governa la Tunisia, Ennhada, è noto al popolo tunisino da molti anni. Venticinque anni fa, durante il periodo di transizione tra il presidente Burguiba e Ben Alì, i militanti di Ennhada erano conosciuti per gettare l'acido sui volti delle donne che non indossavano il velo. Negli anni della dittatura il partito, divenuto clandestino, ha continuato a riunirsi di nascosto nelle moschee e nei luoghi di culto. Oggi Ennhada si dichiara moderato, predicando l'importanza di indossare il velo e l'obbligo religioso di astenersi dall'alcool, ma lasciando al paese la libertà di scegliere.

 Libertà o non libertà, da qualche mese a Tunisi i bar sono chiusi il venerdì, nel giorno di preghiera, una facoltà dell'università della capitale è occupata da diverse settimane da un gruppo di salafiti che vorrebbero che uomini e donne frequentassero le lezioni in classi separate, lesbiche e omosessuali vivono ogni giorno nel terrore, ad aprile scorso una donna lesbica si è rotta il bacino buttandosi dalla finestra di un appartamento per scappare a un linciaggio. Ma i giovani hanno speranza: "Ci ribelleremo a qualsiasi imposizione che non condivideremo. Scenderemo in piazza e se sarà necessario faremo cambiare il governo".

Libertà o non libertà, da qualche mese a Tunisi i bar sono chiusi il venerdì, nel giorno di preghiera, una facoltà dell'università della capitale è occupata da diverse settimane da un gruppo di salafiti che vorrebbero che uomini e donne frequentassero le lezioni in classi separate, lesbiche e omosessuali vivono ogni giorno nel terrore, ad aprile scorso una donna lesbica si è rotta il bacino buttandosi dalla finestra di un appartamento per scappare a un linciaggio. Ma i giovani hanno speranza: "Ci ribelleremo a qualsiasi imposizione che non condivideremo. Scenderemo in piazza e se sarà necessario faremo cambiare il governo".

 Anche Sonia, la padrona del bordello di Tunisi, è speranzosa. "Non sappiamo cosa succederà, ma per ora cerchiamo di scendere a patti. Il venerdì chiuderemo l'attività e anche nei giorni di Ramadan, e poi speriamo che le cose vadano bene. Se Dio vuole, Inchalla".  (testo Marzia Coronati)

Anche Sonia, la padrona del bordello di Tunisi, è speranzosa. "Non sappiamo cosa succederà, ma per ora cerchiamo di scendere a patti. Il venerdì chiuderemo l'attività e anche nei giorni di Ramadan, e poi speriamo che le cose vadano bene. Se Dio vuole, Inchalla".

(testo Marzia Coronati)

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 TUNISI 2012. Per le strade di Tunisi oggi non si vede niente dipinto di viola. Il viola, nella Tunisia del dopo Ben Alì, non è più tollerato. Era il colore di Laila, l'odiatissima moglie del dittatore, e oggi nessuno può più vederlo. Tutto quello che era stato dipinto di quel colore durante gli anni della dittatura è stato riverniciato. Il cancello della zona a luci rosse della capitale, costruito nei giorni successivi alla rivoluzione, è stato dipinto di blu. Negli ultimi mesi il ghetto, che negli anni della dittatura era un rifugio sicuro per le prostitute del Paese, ha subito attacchi e minacce da parte dei salafiti e degli integralisti islamici.
 Dieci dinari, il corrispettivo di cinque euro. Sei dinari vanno nelle tasche di Sonia e quattro in quelle della prostituta. "Questa è una vera e propria attività, ho diversi dipendenti stipendiati, che hanno diritto alle ferie e ai giorni di permesso. Io pago anche la donna delle pulizie, la cuoca e una dipendente che mi aiuta nella gestione" spiega Sonia. Sucrìn, uno dei suoi impiegati, è un travestito. Per Sonia fa piccole commissioni e lavoretti. Come nella gran parte dei paesi islamici, anche in Tunisia la sodomia è punita duramente e i travestiti non si prostituiscono, ma trovano piccoli impieghi nel settore della prostituzione.
 "Sucrìn è molto bravo e affidabile" continua Sonia "io mi sono sempre trovata bene con i travestiti. Di certo, non si prostituiscono. A prostituirsi sono solo donne, ragazze single o separate".  I clienti sono tantissimi, per lo più facce sbarbate di ragazzi poco più che maggiorenni. Aspettano il loro turno in una sala d'attesa, fumando sigarette e scambiandosi sguardi impazienti. Poi si apre la porta e la ragazza di turno fa loro cenno di entrare. "Gli uomini tunisini preferiscono le bionde, questo è chiaro. Così come è evidente che gli italiani hanno una passione per le more" scherza Sonia.
 Le sue ragazze fanno le analisi del sangue ogni mese e il loro libretto sanitario è soggetto a controlli periodici della polizia. Retaggio dell'epoca di Ben Alì, che ci teneva a proteggere la categoria. Si racconta che un giorno una delle prostitute più care al dittatore si trovava alla guida di un'automobile, fermata dalla polizia per eccesso di velocità, la donna chiamò subito il presidente Ben Alì con il suo cellulare. Il giorno dopo fu emanata una legge che impediva alle donne che guidavano sole di essere fermate dalle forze dell'ordine.
 Il partito che oggi governa la Tunisia, Ennhada, è noto al popolo tunisino da molti anni. Venticinque anni fa, durante il periodo di transizione tra il presidente Burguiba e Ben Alì, i militanti di Ennhada erano conosciuti per gettare l'acido sui volti delle donne che non indossavano il velo. Negli anni della dittatura il partito, divenuto clandestino, ha continuato a riunirsi di nascosto nelle moschee e nei luoghi di culto. Oggi Ennhada si dichiara moderato, predicando l'importanza di indossare il velo e l'obbligo religioso di astenersi dall'alcool, ma lasciando al paese la libertà di scegliere.
 Libertà o non libertà, da qualche mese a Tunisi i bar sono chiusi il venerdì, nel giorno di preghiera, una facoltà dell'università della capitale è occupata da diverse settimane da un gruppo di salafiti che vorrebbero che uomini e donne frequentassero le lezioni in classi separate, lesbiche e omosessuali vivono ogni giorno nel terrore, ad aprile scorso una donna lesbica si è rotta il bacino buttandosi dalla finestra di un appartamento per scappare a un linciaggio. Ma i giovani hanno speranza: "Ci ribelleremo a qualsiasi imposizione che non condivideremo. Scenderemo in piazza e se sarà necessario faremo cambiare il governo".
 Anche Sonia, la padrona del bordello di Tunisi, è speranzosa. "Non sappiamo cosa succederà, ma per ora cerchiamo di scendere a patti. Il venerdì chiuderemo l'attività e anche nei giorni di Ramadan, e poi speriamo che le cose vadano bene. Se Dio vuole, Inchalla".  (testo Marzia Coronati)
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TUNISI 2012. Per le strade di Tunisi oggi non si vede niente dipinto di viola. Il viola, nella Tunisia del dopo Ben Alì, non è più tollerato. Era il colore di Laila, l'odiatissima moglie del dittatore, e oggi nessuno può più vederlo. Tutto quello che era stato dipinto di quel colore durante gli anni della dittatura è stato riverniciato. Il cancello della zona a luci rosse della capitale, costruito nei giorni successivi alla rivoluzione, è stato dipinto di blu. Negli ultimi mesi il ghetto, che negli anni della dittatura era un rifugio sicuro per le prostitute del Paese, ha subito attacchi e minacce da parte dei salafiti e degli integralisti islamici.

Dieci dinari, il corrispettivo di cinque euro. Sei dinari vanno nelle tasche di Sonia e quattro in quelle della prostituta. "Questa è una vera e propria attività, ho diversi dipendenti stipendiati, che hanno diritto alle ferie e ai giorni di permesso. Io pago anche la donna delle pulizie, la cuoca e una dipendente che mi aiuta nella gestione" spiega Sonia. Sucrìn, uno dei suoi impiegati, è un travestito. Per Sonia fa piccole commissioni e lavoretti. Come nella gran parte dei paesi islamici, anche in Tunisia la sodomia è punita duramente e i travestiti non si prostituiscono, ma trovano piccoli impieghi nel settore della prostituzione.

"Sucrìn è molto bravo e affidabile" continua Sonia "io mi sono sempre trovata bene con i travestiti. Di certo, non si prostituiscono. A prostituirsi sono solo donne, ragazze single o separate".
I clienti sono tantissimi, per lo più facce sbarbate di ragazzi poco più che maggiorenni. Aspettano il loro turno in una sala d'attesa, fumando sigarette e scambiandosi sguardi impazienti. Poi si apre la porta e la ragazza di turno fa loro cenno di entrare. "Gli uomini tunisini preferiscono le bionde, questo è chiaro. Così come è evidente che gli italiani hanno una passione per le more" scherza Sonia.

Le sue ragazze fanno le analisi del sangue ogni mese e il loro libretto sanitario è soggetto a controlli periodici della polizia. Retaggio dell'epoca di Ben Alì, che ci teneva a proteggere la categoria. Si racconta che un giorno una delle prostitute più care al dittatore si trovava alla guida di un'automobile, fermata dalla polizia per eccesso di velocità, la donna chiamò subito il presidente Ben Alì con il suo cellulare. Il giorno dopo fu emanata una legge che impediva alle donne che guidavano sole di essere fermate dalle forze dell'ordine.

Il partito che oggi governa la Tunisia, Ennhada, è noto al popolo tunisino da molti anni. Venticinque anni fa, durante il periodo di transizione tra il presidente Burguiba e Ben Alì, i militanti di Ennhada erano conosciuti per gettare l'acido sui volti delle donne che non indossavano il velo. Negli anni della dittatura il partito, divenuto clandestino, ha continuato a riunirsi di nascosto nelle moschee e nei luoghi di culto. Oggi Ennhada si dichiara moderato, predicando l'importanza di indossare il velo e l'obbligo religioso di astenersi dall'alcool, ma lasciando al paese la libertà di scegliere.

Libertà o non libertà, da qualche mese a Tunisi i bar sono chiusi il venerdì, nel giorno di preghiera, una facoltà dell'università della capitale è occupata da diverse settimane da un gruppo di salafiti che vorrebbero che uomini e donne frequentassero le lezioni in classi separate, lesbiche e omosessuali vivono ogni giorno nel terrore, ad aprile scorso una donna lesbica si è rotta il bacino buttandosi dalla finestra di un appartamento per scappare a un linciaggio. Ma i giovani hanno speranza: "Ci ribelleremo a qualsiasi imposizione che non condivideremo. Scenderemo in piazza e se sarà necessario faremo cambiare il governo".

Anche Sonia, la padrona del bordello di Tunisi, è speranzosa. "Non sappiamo cosa succederà, ma per ora cerchiamo di scendere a patti. Il venerdì chiuderemo l'attività e anche nei giorni di Ramadan, e poi speriamo che le cose vadano bene. Se Dio vuole, Inchalla".

(testo Marzia Coronati)

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