Sposa a 15 anni di un cartolaio che aveva il doppio della sua età, mamma di due figli a 20 e vedova a 21. Shefali Das è diventata moglie, madre e vedova nell’arco di sei anni e oggi non sa raccontare molto altro del suo passato. Fatica a metterne insieme i ricordi, ma senza esitazioni sa dire perché un giorno ha comprato un biglietto di sola andata del treno che l’ha portata, a mille chilometri di distanza dal suo villaggio, a Vrindavan: «Dopo aver accasato i miei figli, non servivo più. Era giunto il tempo di pensare a Dio».  Shefali ha fatto quello che altre povere donne indiane che hanno perso i mariti fanno da secoli: venire a Vrindavan, una delle città più sacre del subcontinente.

Sposa a 15 anni di un cartolaio che aveva il doppio della sua età, mamma di due figli a 20 e vedova a 21. Shefali Das è diventata moglie, madre e vedova nell’arco di sei anni e oggi non sa raccontare molto altro del suo passato. Fatica a metterne insieme i ricordi, ma senza esitazioni sa dire perché un giorno ha comprato un biglietto di sola andata del treno che l’ha portata, a mille chilometri di distanza dal suo villaggio, a Vrindavan: «Dopo aver accasato i miei figli, non servivo più. Era giunto il tempo di pensare a Dio». Shefali ha fatto quello che altre povere donne indiane che hanno perso i mariti fanno da secoli: venire a Vrindavan, una delle città più sacre del subcontinente.

 E’ qui, racconta la leggenda, che è cresciuta una delle reincarnazoni di Vishnu, Krishna, il dio dell’Amore infinito, il principe dalla pelle blu che trascorse la fanciullezza a giocherellare con le  gopi , le sue amate pastorelle. Così, da quando 500 anni fa il mistico indù Caitanya Mahaprabhu contribuì a diffondere il culto del dio bambino, da cui è scaturito poi il movimento Hare Krishna, migliaia di vedove vengono a morire in questa cittadina dell’India settentrionale nella speranza di ottenere la  moksha , la fine del ciclo delle reincarnazioni, e non solo.

E’ qui, racconta la leggenda, che è cresciuta una delle reincarnazoni di Vishnu, Krishna, il dio dell’Amore infinito, il principe dalla pelle blu che trascorse la fanciullezza a giocherellare con le gopi, le sue amate pastorelle. Così, da quando 500 anni fa il mistico indù Caitanya Mahaprabhu contribuì a diffondere il culto del dio bambino, da cui è scaturito poi il movimento Hare Krishna, migliaia di vedove vengono a morire in questa cittadina dell’India settentrionale nella speranza di ottenere la moksha, la fine del ciclo delle reincarnazioni, e non solo.

 Dei 33 milioni di vedove dell’India, almeno 15 mila oggi vivono qui. Le incontri a ogni angolo nei vicoli brulicanti di pellegrini e mercanti di tessuti, souvenir, spezie. Avvolte nei loro sari di cotone bianco, simbolo di castità, camminano diafane come ombre di un altro mondo. Arrivano dal Madhya Pradesh, dal Rajasthan, dall’Orissa, molte dal West Bengala, lo stato di cui veniva il mistico Mahaprabhu. Con sé non hanno portato che un fagotto con due cenci e il peso della vacuità. (testo completo di Valeria Fraschetti, testo e foto pubblicate su East 34, febbraio 2011)

Dei 33 milioni di vedove dell’India, almeno 15 mila oggi vivono qui. Le incontri a ogni angolo nei vicoli brulicanti di pellegrini e mercanti di tessuti, souvenir, spezie. Avvolte nei loro sari di cotone bianco, simbolo di castità, camminano diafane come ombre di un altro mondo. Arrivano dal Madhya Pradesh, dal Rajasthan, dall’Orissa, molte dal West Bengala, lo stato di cui veniva il mistico Mahaprabhu. Con sé non hanno portato che un fagotto con due cenci e il peso della vacuità. (testo completo di Valeria Fraschetti, testo e foto pubblicate su East 34, febbraio 2011)

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 E’ qui, racconta la leggenda, che è cresciuta una delle reincarnazoni di Vishnu, Krishna, il dio dell’Amore infinito, il principe dalla pelle blu che trascorse la fanciullezza a giocherellare con le  gopi , le sue amate pastorelle. Così, da quando 500 anni fa il mistico indù Caitanya Mahaprabhu contribuì a diffondere il culto del dio bambino, da cui è scaturito poi il movimento Hare Krishna, migliaia di vedove vengono a morire in questa cittadina dell’India settentrionale nella speranza di ottenere la  moksha , la fine del ciclo delle reincarnazioni, e non solo.
 Dei 33 milioni di vedove dell’India, almeno 15 mila oggi vivono qui. Le incontri a ogni angolo nei vicoli brulicanti di pellegrini e mercanti di tessuti, souvenir, spezie. Avvolte nei loro sari di cotone bianco, simbolo di castità, camminano diafane come ombre di un altro mondo. Arrivano dal Madhya Pradesh, dal Rajasthan, dall’Orissa, molte dal West Bengala, lo stato di cui veniva il mistico Mahaprabhu. Con sé non hanno portato che un fagotto con due cenci e il peso della vacuità. (testo completo di Valeria Fraschetti, testo e foto pubblicate su East 34, febbraio 2011)
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E’ qui, racconta la leggenda, che è cresciuta una delle reincarnazoni di Vishnu, Krishna, il dio dell’Amore infinito, il principe dalla pelle blu che trascorse la fanciullezza a giocherellare con le gopi, le sue amate pastorelle. Così, da quando 500 anni fa il mistico indù Caitanya Mahaprabhu contribuì a diffondere il culto del dio bambino, da cui è scaturito poi il movimento Hare Krishna, migliaia di vedove vengono a morire in questa cittadina dell’India settentrionale nella speranza di ottenere la moksha, la fine del ciclo delle reincarnazioni, e non solo.

Dei 33 milioni di vedove dell’India, almeno 15 mila oggi vivono qui. Le incontri a ogni angolo nei vicoli brulicanti di pellegrini e mercanti di tessuti, souvenir, spezie. Avvolte nei loro sari di cotone bianco, simbolo di castità, camminano diafane come ombre di un altro mondo. Arrivano dal Madhya Pradesh, dal Rajasthan, dall’Orissa, molte dal West Bengala, lo stato di cui veniva il mistico Mahaprabhu. Con sé non hanno portato che un fagotto con due cenci e il peso della vacuità. (testo completo di Valeria Fraschetti, testo e foto pubblicate su East 34, febbraio 2011)

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