Bulgaria, febbraio 2016.   Stit, in Bulgaria, si trova a pochi passi dalla Turchia e dalla doppia recinzione che il governo di Sofia sta costruendo per respingere i migranti. Da queste parti le persone che ogni notte provano ad attraversare il filo spinato vengono chiamate talebani, e tutti sanno che se vengono prese dalla polizia gli conviene pagare o rischiano di essere messi in un camion e rispediti in Turchia. L'invisibile rotta è un progetto fotografico, che parte da questo avamposto europeo per seguire le orme dei 2-300 migranti, o forse più, che ogni giorno attraversano la Bulgaria nella speranza di non essere visti.

Bulgaria, febbraio 2016.

Stit, in Bulgaria, si trova a pochi passi dalla Turchia e dalla doppia recinzione che il governo di Sofia sta costruendo per respingere i migranti. Da queste parti le persone che ogni notte provano ad attraversare il filo spinato vengono chiamate talebani, e tutti sanno che se vengono prese dalla polizia gli conviene pagare o rischiano di essere messi in un camion e rispediti in Turchia. L'invisibile rotta è un progetto fotografico, che parte da questo avamposto europeo per seguire le orme dei 2-300 migranti, o forse più, che ogni giorno attraversano la Bulgaria nella speranza di non essere visti.

 Ai piedi della torretta di avvistamento un portafoglio buttato nell'erba con dentro foto tessere e una lettera in arabo oramai quasi illeggibile; poco più in là diverse paia di scarpe e una panchina vuota con l'emblema dell'Unione europea dipinta. L’intento è appunto rivelare l’invisibile: indizi visivi per raccontare chi non vorrebbe lasciare evidenze. Gli invisibili raccontati dalle tracce sul loro percorso, vengono dall'Afghanistan, dal Pakistan. dalla Siria e anche dall'Africa. Il loro obiettivo è arrivare in Germania o nei paesi scandinavi evitando i ricatti dei trafficanti e la violenza della polizia bulgara nota per gli abusi.

Ai piedi della torretta di avvistamento un portafoglio buttato nell'erba con dentro foto tessere e una lettera in arabo oramai quasi illeggibile; poco più in là diverse paia di scarpe e una panchina vuota con l'emblema dell'Unione europea dipinta. L’intento è appunto rivelare l’invisibile: indizi visivi per raccontare chi non vorrebbe lasciare evidenze. Gli invisibili raccontati dalle tracce sul loro percorso, vengono dall'Afghanistan, dal Pakistan. dalla Siria e anche dall'Africa. Il loro obiettivo è arrivare in Germania o nei paesi scandinavi evitando i ricatti dei trafficanti e la violenza della polizia bulgara nota per gli abusi.

 Tutti scongiurano di non dover lasciare in Bulgaria le proprie impronte digitali, rischiando quindi di doversi fermare in questo paese. E' solo dopo aver superato le montagne al confine con la Serbia che molti di loro possono venire allo scoperto. A Dimitrovgrad, in Serbia, basta un foglio della polizia e dei soldi (a volte più di quelli che servirebbero ad un normale viaggiatore) per poter liberamente raggiungere, in 72 ore, la Croazia.

Tutti scongiurano di non dover lasciare in Bulgaria le proprie impronte digitali, rischiando quindi di doversi fermare in questo paese. E' solo dopo aver superato le montagne al confine con la Serbia che molti di loro possono venire allo scoperto. A Dimitrovgrad, in Serbia, basta un foglio della polizia e dei soldi (a volte più di quelli che servirebbero ad un normale viaggiatore) per poter liberamente raggiungere, in 72 ore, la Croazia.

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 Bulgaria, febbraio 2016.   Stit, in Bulgaria, si trova a pochi passi dalla Turchia e dalla doppia recinzione che il governo di Sofia sta costruendo per respingere i migranti. Da queste parti le persone che ogni notte provano ad attraversare il filo spinato vengono chiamate talebani, e tutti sanno che se vengono prese dalla polizia gli conviene pagare o rischiano di essere messi in un camion e rispediti in Turchia. L'invisibile rotta è un progetto fotografico, che parte da questo avamposto europeo per seguire le orme dei 2-300 migranti, o forse più, che ogni giorno attraversano la Bulgaria nella speranza di non essere visti.
 Ai piedi della torretta di avvistamento un portafoglio buttato nell'erba con dentro foto tessere e una lettera in arabo oramai quasi illeggibile; poco più in là diverse paia di scarpe e una panchina vuota con l'emblema dell'Unione europea dipinta. L’intento è appunto rivelare l’invisibile: indizi visivi per raccontare chi non vorrebbe lasciare evidenze. Gli invisibili raccontati dalle tracce sul loro percorso, vengono dall'Afghanistan, dal Pakistan. dalla Siria e anche dall'Africa. Il loro obiettivo è arrivare in Germania o nei paesi scandinavi evitando i ricatti dei trafficanti e la violenza della polizia bulgara nota per gli abusi.
 Tutti scongiurano di non dover lasciare in Bulgaria le proprie impronte digitali, rischiando quindi di doversi fermare in questo paese. E' solo dopo aver superato le montagne al confine con la Serbia che molti di loro possono venire allo scoperto. A Dimitrovgrad, in Serbia, basta un foglio della polizia e dei soldi (a volte più di quelli che servirebbero ad un normale viaggiatore) per poter liberamente raggiungere, in 72 ore, la Croazia.
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Stit, in Bulgaria, si trova a pochi passi dalla Turchia e dalla doppia recinzione che il governo di Sofia sta costruendo per respingere i migranti. Da queste parti le persone che ogni notte provano ad attraversare il filo spinato vengono chiamate talebani, e tutti sanno che se vengono prese dalla polizia gli conviene pagare o rischiano di essere messi in un camion e rispediti in Turchia. L'invisibile rotta è un progetto fotografico, che parte da questo avamposto europeo per seguire le orme dei 2-300 migranti, o forse più, che ogni giorno attraversano la Bulgaria nella speranza di non essere visti.

Ai piedi della torretta di avvistamento un portafoglio buttato nell'erba con dentro foto tessere e una lettera in arabo oramai quasi illeggibile; poco più in là diverse paia di scarpe e una panchina vuota con l'emblema dell'Unione europea dipinta. L’intento è appunto rivelare l’invisibile: indizi visivi per raccontare chi non vorrebbe lasciare evidenze. Gli invisibili raccontati dalle tracce sul loro percorso, vengono dall'Afghanistan, dal Pakistan. dalla Siria e anche dall'Africa. Il loro obiettivo è arrivare in Germania o nei paesi scandinavi evitando i ricatti dei trafficanti e la violenza della polizia bulgara nota per gli abusi.

Tutti scongiurano di non dover lasciare in Bulgaria le proprie impronte digitali, rischiando quindi di doversi fermare in questo paese. E' solo dopo aver superato le montagne al confine con la Serbia che molti di loro possono venire allo scoperto. A Dimitrovgrad, in Serbia, basta un foglio della polizia e dei soldi (a volte più di quelli che servirebbero ad un normale viaggiatore) per poter liberamente raggiungere, in 72 ore, la Croazia.

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